IL RISVEGLIO

22.11.2025

La Manifestazione della Coscienza Universale

Il Risveglio 5/6

L'uomo cammina sulla Terra come un viaggiatore in un sogno, spesso ignaro della rete invisibile che lo avvolge.
Ci muoviamo tra eventi e coincidenze senza accorgerci che ogni passo, ogni respiro, ogni battito del cuore è un nodo in quella rete, un punto di contatto con qualcosa di infinitamente più grande.
Platone aveva descritto l'uomo come prigioniero nella caverna. La maggior parte dell'umanità vede solo ombre, ma chi si libera intravede la luce.
E attenzione a pensare che la luce sia solo una metafora. La luce è vibrazione, frequenza, energia percepita al di là del corpo.
E in quell'attimo di risveglio, l'uomo non crea nulla, ma è in grado di ricevere tutto.

Qui si apre il primo colpo di scena.
Se l'uomo "riceve", allora significa che c'è una sorgente che trasmette.
E quella sorgente non è fuori da noi.
È ciò che siamo sempre stati.

Ermete Trismegisto chiamava questo stato la Maestria della Mente:
"Come sopra, così sotto; come dentro, così fuori."
Ogni coscienza individuale è parte del tutto, ogni pensiero un'onda che attraversa la rete invisibile.
Il corpo è il mezzo, il cervello l'antenna, l'anima il navigatore.
Quando il filtro del GABA si abbassa, quando i condizionamenti cadono, la coscienza si espande e le informazioni universali diventano percepibili.

In quei momenti di sogni, estasi, intuizioni improvvise, la percezione si incrina e la luce filtra.
Non è immaginazione, è l'inizio del risveglio.

Ogni viaggio della coscienza, ogni risveglio interiore, non è una fuga dal mondo ma un ritorno.
Il risveglio non ci porta altrove, ci restituisce a ciò che è sempre stato.
Quando la mente smette di identificarsi con la forma, quando il cervello smette di trattenere e comincia ad ascoltare, allora la coscienza si ricorda di essere il mare, non l'onda.

Eraclito scrisse che "la natura ama nascondersi", e che il Logos, l'intelligenza universale, permea ogni cosa.
Non la si trova in un cielo lontano, ma dentro il continuo divenire del mondo.
Così anche nel Vangelo di Luca (17,21) Gesù afferma: "Il Regno di Dio è dentro di voi."


Ecco il secondo colpo di scena.
La divinità non è altrove.
È intrappolata sotto il peso dei nostri pensieri.

Carl Gustav Jung intuì questa stessa verità quando parlò dell'inconscio collettivo come un campo condiviso dove le esperienze, i simboli e gli archetipi dell'umanità si intrecciano.
Per Jung, l'illuminazione è l'integrazione di questo campo nella coscienza individuale, nel quale l'uomo che riconosce di essere contenuto nel Tutto e, al tempo stesso, contenitore del Tutto.

Lo Zen insegna la stessa cosa con parole disarmanti:
"Prima dell'illuminazione tagli la legna e porti l'acqua; dopo l'illuminazione tagli la legna e porti l'acqua."
Nulla cambia fuori, ma tutto cambia dentro.
Il mondo resta lo stesso, ma lo sguardo è nuovo.
L'uomo risvegliato non vive separato, vive unito.
Ed è proprio da quell'unità che nasce la libertà.

Nel testo sacro indiano del Bhagavadgītā, Krishna dice ad Arjuna:
"Il saggio vede il Brahman in ogni cosa, e ogni cosa nel Brahman." Dove possiamo intendere il Brahman come il "tutto".
È la descrizione perfetta del cervello che ha smesso di essere filtro e si è fatto canale.
Quando l'essere vibra in armonia con la coscienza universale, il mondo non è più un insieme di oggetti, ma una rete viva di energia intelligente, la stessa che gli Egizi chiamavano Netjer, la rete divina, la forza che lega ogni cosa esistente.

David Bohm, fisico quantistico e discepolo di Einstein, spiegò questo con il concetto di "ordine implicato", ovvero un livello di realtà in cui tutto è già connesso e dove la separazione è solo apparenza.
Michael Talbot lo chiamò "universo olografico", in cui ogni parte contiene l'intero, come un frammento di specchio che riflette sempre l'immagine completa.
Tutto questo capisci bene che non è poesia, ma sono indizi.
Indizi che suggeriscono che la coscienza non abita nel corpo, ma il corpo abita nella coscienza.

Castaneda, parlando del guerriero della consapevolezza, diceva che il suo compito è "sognare con gli occhi aperti", mantenere la connessione tra i mondi senza smarrirsi nella forma.
È lo stesso insegnamento di Spinoza, che vedeva l'uomo come "un pensiero di Dio che ha preso coscienza di sé".
E di Leonardo, che scrutando il cielo, intuì nel suo disegno il volto stesso della mente universale.

Il ritorno alla sorgente non è un evento mistico lontano, ma la naturale evoluzione di un cervello che ha imparato a vibrare in armonia con il suo campo d'origine.
Quando questo avviene, l'uomo non "attira" più la realtà, la ricorda.
Non prega un Dio lontano, dialoga con la propria luce.
Non cerca più l'eternità, la riconosce in ogni istante.

Perché come recita la Genesi (1,27): "Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza."
Non nel corpo, ma nella coscienza.
E in quella somiglianza vibra il segreto più grande: l'uomo non è il riflesso della Luce, ma è la Luce che ha scelto di riflettersi.

In conclusione, il viaggio umano non è solo un percorso attraverso il tempo e lo spazio, ma attraverso frequenze, vibrazioni, coscienza e luce.
L'uomo non è un essere isolato, è parte di una rete infinita, un'onda che riflette il tutto.
Il cervello non crea coscienza, la riceve.
Il corpo non limita l'anima, la trasporta.
L'anima non è confinata, viaggia attraverso piani molteplici.
Platone, Ermete, Giordano Bruno, Leonardo, Van Gogh, Tesla, Eckhart, Jung, Steiner e Talbot convergono in una sola verità:
la coscienza è il mare, l'uomo l'onda, il corpo la barca, il cervello è il vento e l'anima, il viaggiatore.
Quando l'onda si apre alla frequenza universale, non risveglia solo sé stessa, risveglia l'intero universo. Questa è The Alchemist Society.