LA GRANDE MENTE

Il Principio Invisibile da cui Tutto ha Inizio
La Grande Mente 4/6
C'è un istante minuscolo, quasi impercettibile, che attraversa la nostra vita senza essere colto.
Un bagliore, un lampo fugace, un sussurro che vibra appena sotto la soglia della percezione.
Io lo chiamo la crepa nella realtà.
È il momento esatto in cui qualcosa dentro di noi tenta di farsi strada, una luce antica, ostinata, che preme dall'interno in cerca di un varco.
Perché tutte le culture, anche quelle che non si sono mai incontrate, hanno rappresentato il divino come luce?
Quando la mente si accorda alle frequenze del Tutto, la percezione si trasforma.
Ciò che chiamiamo "illuminazione" non è un dono concesso a pochi, ma uno stato naturale dell'essere, una risonanza tra il ricettore umano e la coscienza universale.
Gli antichi lo sapevano bene quando parlavano di aura, di corone di luce, di fuoco sacro.
Gli Egizi rappresentavano i faraoni con il disco solare di Ra, simbolo dell'unione tra uomo e divino, i cristiani, più tardi, chiamarono quella stessa luce "aureola", i pittori del Rinascimento la dipinsero come un alone dorato che irradiava il volto dei santi.
Tutto questo non era allegoria, ma memoria.
Memoria di un'antica conoscenza, la luce è il linguaggio dell'anima che ha ricordato la propria origine.
La luce è il linguaggio dell'anima quando ricorda chi è.
Questo è il primo indizio da registrare della nostra indagine.
Tutte le civiltà, se pur separate da mari, epoche e lingue, hanno rappresentato il divino come luce per un motivo molto semplice quanto straordinario, la luce non illumina soltanto, rivela.
Gesù, nel Vangelo di Matteo (6,22-23), lo sussurra dicendo che "La lampada del corpo è l'occhio; se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà nella luce."
Un occhio puro non è quello che guarda. È quello che vede. Vede quando la mente tace. Vede quando il cuore si apre. Vede quando la coscienza illumina dall'interno ogni cosa. Gesù si riferiva a un occhio in grado di vedere la realtà o forse, potremmo addirittura spingerci a dire, si riferiva a un occhio in grado di costruire la propria realtà quando si connette con la Mente Universale.
Anche le Upanishad indiane confermano questo concetto: "Il Sé è luce di tutte le luci, e quando essa brilla, tutto il resto appare."
Così come il Buddha quando si trovava sotto il fico sacro, pensaci, non ricevette nulla, semplicemente se connise, si ricordò. Si ricordò di essere sempre stato luce.
Se come leggiamo sul Kybalion quindi, tutto è mente e la mente è universale, allora ogni essere è un raggio della stessa mente infinita.
E la materia?
Non è che luce rallentata fino a diventare forma. Ecco come personaggi controversi, spesso dibattuti e anche vilipesi dalla scienza riuscirono in imprese considerate non accessibili all'essere umano, come telepatia, chiaroveggenza, smaterializzazioni. Un caso emblematico — spesso discusso, altrettanto spesso frainteso, è quello di Gustavo Adolfo Rol. Le sue capacità, vere o presunte, non erano magie. Erano esperimenti sulla natura della vibrazione.
Nel suo diario scrive una frase che ancora oggi disorienta chi tenta di spiegare l'inspiegabile:
"Ho scoperto una tremenda legge, che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore."
Rol non parlava di simboli. Parlava di stati della materia. Aveva intuito che, oltre una certa soglia vibrazionale, la materia cambia comportamento, cambia densità, cambia funzione.
E se il corpo è materia, e lo è, allora modificando la frequenza, cambia anche ciò che crediamo possibile.
Quell'intuizione non è fantasia, è il cuore stesso dell'alchimia.
Non trasformare il piombo in oro, ma trasformare la vibrazione in esperienza.
Rol non dimostrava poteri, dimostrava accesso.
Accesso a frequenze che la mente ordinaria non contiene, ma che può ricordare.
Se non l'hai ancora fatto, ti invito ad approfondire l'affascinante indagine che abbiamo fatto su Gustavo Rol.
Ed eccoci arrivati al secondo colpo di scena.
Se la materia è luce rallentata, allora ciò che chiamiamo "realtà" è solo una fotografia.
Un'immagine a lunga esposizione dell'universo.
Un fermo immagine di qualcosa che vibra.
Alan Watts lo aveva capito, diceva che non esiste un "io" che osserva il mondo, siamo noi il mondo che osserva se stesso attraverso infinite finestre.
E anche il filosofo Baruch Spinoza lo confermò secoli prima: "Dio non è sopra la natura, Dio è la natura. Una natura che pensa, respira, si manifesta in ogni forma vivente.
E poi arrivano gli sciamani, come Castaneda, che descrivono gli esseri viventi come fasci di luce cosciente.
Tutto vibrazione.
Tutto informazione.
Tutto movimento.
I taoisti lo chiamavano il Qi (o Chi), che rappresenta l'energia vitale universale che pervade ogni cosa. Per loro non era simbolo, era fenomenologia, un campo vivente che permea tutto.
Ed ecco che la visione si compone davanti a noi come una mappa, l'essere umano è una lente.
Una lente attraverso cui la coscienza universale si riflette.
Quando la lente è limpida, la luce passa integra. Quando è opaca, la luce si distorce.
La fonte però, non cambia mai.
Resta lì, eterna e paziente, in attesa che la lente si ripulisca.
Ma qui si apre il terzo colpo di scena, il più scomodo e complesso da capire.
Se esiste una grande intelligenza universale, e se la coscienza è una frequenza che attraversa ogni cosa, allora tutto ciò che chiamiamo "pensiero" potrebbe essere solo un riflesso.
Non siamo noi a generare la luce. Forse è la luce che genera noi.
E quindi se ripensiamo al di là delle convinzioni e di quanto ci hanno sempre insegnato, alle innumerevoli raffigurazioni sacre, in cui vediamo l'aureola e i fasci di luce, quella è luce ricevuta o luce emanata? Le persone avvolte da questi fasci di luce sono davvero santificate o semplici esseri umani in grado di connettersi alla Mente Universale? Lo stesso Gesù, è il solo figlio di Dio o siamo tutti figli di Dio, ma lui aveva appreso la facoltà di illuminarsi connettendosi al Tutto, e potendo quindi compiere imprese che dai testimoni del suo tempo, vennero definite come imprese divine?
A noi non interessa essere dissacranti o impertinenti, rispettiamo qualunque pensiero, perché prima di tutto come insegna lo zen, non importa in cosa credi, purché tu creda. E qualunque cosa in cui crediamo, se ci permette di essere sereni, la dobbiamo accogliere e rispettare.
Ma se sei qui è per mettere in discussione ciò che ti hanno sempre detto perché senti che c'è qualcosa di più, perché quello che sai non ti è sufficiente e perché sei affamato di verità. E noi siamo qui per cercare prove, per illuminare le testimonianze, per attingere dalle consapevolezze raggiunte da chi prima di noi, ha saputo "vedere" cose riservate a pochi. Grandi studiosi, ricercatori, pensatori, filosofi, scienziati, fisici, che hanno dedicato la loro vita a scoprire e raccontare la verità sui temi più misteriosi e affascinanti della vita.
E quindi a questo punto la domanda che ti invito a farti, non è più:"Come posso realizzare me stesso?"
Le domande vere, quelle che ti porteranno ad evolvere e scalare gli stati di coscienza e consapevolezza, sono:
"Quale esperienza di vita la mia Anima ha deciso di intraprendere?"
"Di cosa può fare esperienza la mia Anima da questa cosa che mi è accaduta?"
Tutto il resto, quando capisci l'importanza di queste domande, perde di valore, si sgonfia poco a poco come un palloncino. Gli screzi sul lavoro, il possedere nuovi beni materiali, che siano auto, abiti o qualunque altra cosa non necessaria, il giudizio degli altri, il proprio ego, e perfino la paura della morte, lasciano il posto alla voglia di ascoltarci e permettere alla nostra anima di fare esperienza della vita, che in fondo è sempre stato lo scopo stesso di questo nostro viaggio terreno.
Ed è qui che l'indagine autentica del Sé comincia davvero. Non aggiungendo qualcosa, ma togliendo il superfluo:
togli il rumore, togli l'ego, togli la paura, togli la voce che dice "io".
Quando la lente si purifica, la luce entra.
E quando entra, tutto cambia.
La realtà si apre come una fenditura luminosa, la percezione si riallinea, e ciò che chiamavi "io" si dissolve in qualcosa di più vasto, più antico, più vero.
La separazione?
Solo un'ipnosi collettiva, un'abitudine della mente.
La coscienza, invece, non ti ha mai lasciato. Ha sempre aspettato che tu la riconoscessi.
E adesso che vedi la crepa nella realtà, non puoi più tornare indietro.
Perché la tua anima non chiede risposte, chiede esperienza.
E quando inizi a viverla, la vita smette di essere un enigma e torna a essere un ricordo.
La soglia dove la luce entra. Questa è The Alchemist Society.
