UNA VITA, TANTE VITE

08.11.2025

La Verità occulta sui Viaggi dell'Anima

Una Vita, Tante Vite. 3:6

Perché spesso l'essere umano è così attratto dall'idea di viaggiare, conoscere e fare esperienze?

C'è un dettaglio minuscolo, quasi impercettibile, che nessuno vede, eppure è lì, annidato sotto ogni emozione, ogni ricordo, ogni respiro che attraversa il nostro corpo.
È qualcosa che non resta mai fermo. Qualcosa che si muove anche quando noi crediamo di essere immobili. L'anima.

Non è un punto, non è una sostanza, non è una favola, è una viaggiatrice. E questo, lo si comprende solo quando smetti di ascoltare il rumore del mondo e inizi a seguire ciò che si muove dentro.

Se, come abbiamo visto nelle due precedenti indagini, "L'Origine della Vita" e "La Rete Invisibile" e che ti invito a recuperare qualora non lo avessi già fatto, per meglio comprendere questa, il cervello è una radio, l'universo un oceano di onde invisibili, allora l'anima è il navigatore. Lei è il cuore di una nave antica, silenziosa, che attraversa correnti che la mente ordinaria non può nemmeno immaginare.

Platone lo aveva intuito secoli fa. Parlava di reminiscenza, il ricordo dell'anima, il suo ritornare ogni volta a ciò che ha sempre saputo. L'anima non nasce né muore, diceva, semplicemente percorre sentieri multipli. Raccoglie esperienze come fili d'oro e li intreccia nella trama infinita della sua esistenza.

E l'esperienza terrena?
Quella che io vivo ora, attraverso le mie mani, la mia voce, i miei errori, le mie ombre non è che un passaggio. Un affinamento. Un addestramento alla sintonizzazione.

In un'indagine, gli indizi si presentano così: all'inizio sembrano scollegati, banali, poi, all'improvviso, si uniscono e creano una mappa.
E il primo indizio qui è un vecchio principio scientifico: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.»
Antoine-Laurent de Lavoisier, universalmente considerato il padre della chimica, lo scrisse come una legge, ma in verità, era un'ammissione. Se la materia non muore mai, perché dovrebbe farlo la coscienza che la abita?
In particolare, la sua più grande scoperta, la legge della conservazione della massa, afferma che in un sistema chiuso, la massa totale dei reagenti è sempre uguale alla massa totale dei prodotti. Questo significa che la materia non si crea né si distrugge durante una reazione chimica, ma si

trasforma soltanto, e da qui la celebre affermazione appunto, «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».
A supporto di questo ci viene, come sempre, in soccorso la natura, dove ogni cosa cambia forma, modifica il suo "stato", ma nulla svanisce. Per quale motivo l'uomo dovrebbe fare eccezione?

Ermete Trismegisto lo aveva già detto con una precisione chirurgica: «Conosci te stesso e conoscerai l'universo e gli dèi.» Non era un motto spirituale, era una procedura operativa. Un protocollo di accesso.

L'anima, quando si libera, aumenta la ricezione, il corpo si trasforma in tempio, il cervello in antenna, e l'anima diventa il filo d'oro invisibile che collega l'umano all'infinito.

Giordano Bruno vedeva l'anima come una scintilla dell'infinito, capace di incarnarsi in qualsiasi forma di luce. È per questo che bruciò vivo, non per un'eresia, ma perché aveva osato ricordare ciò che la realtà avrebbe preferito tenere nascosto, che la coscienza vive oltre il corpo. E che il corpo è solo il suo modulatore.

È qui che la trama comincia a farsi interessante.
Tesla, da parte sua, non parlava di invenzioni, parlava di ricezioni. Il cervello come antenna. La creatività come ricezione. Il genio come sintonizzazione.
E allora Leonardo da Vinci? Leonardo non inventava. Traduceva. Era un interprete del campo.

E da qui arriva il secondo colpo di scena:
Se esistono menti che ricevono, significa che esistono frequenze. E se esistono frequenze, allora esiste un'emissione.
Qualcuno o qualcosa manda segnali.

Non è fantasia.
È percezione.
È ciò che accade quando la mente ordinaria allenta la presa.
Il GABA (la soglia, il guardiano, il filtro), si abbassa.
Durante l'estasi, l'orgasmo, il sogno lucido, l'esperienza di pre-morte. E l'anima viaggia. Senza chiedere permesso.

Rudolf Steiner trasformò tutto ciò in un metodo rigoroso. Parlò di mondi spirituali raggiungibili con un addestramento percettivo.
Jung lo chiamò inconscio collettivo, una memoria universale condivisa da tutte le menti.
Talbot, con il suo cosmo olografico, ci disse che ogni punto del campo contiene l'informazione del tutto.

L'anima non è nel corpo. È il corpo a essere dentro l'anima.

Le religioni antiche non facevano che dichiararlo apertamente.
Gli egizi parlavano del Ka e del Ba.
Nella filosofia induista, l'Atman è una goccia del Brahman, l'Assoluto.
Il Tao è la corrente, l'energia universale.
Il Buddhismo nega l'esistenza di un sé isolato, perché ciò che chiamiamo "persona" è solo un pattern, una corrente temporanea nella coscienza.

Quando tradizioni tanto lontane, mai comunicanti, descrivono lo stesso fenomeno, quello che sembrava essere mito, diventa prova.

E allora l'esperienza spirituale non è un premio. Non è un dono. È un ritorno.
Basta ridurre il filtro, attraverso silenzio, meditazione, arte, dolore, estasi, e l'anima torna a casa. Il cervello non genera nulla, riceve ciò che è già lì.

A questo punto il concetto di "informazione" cambia radicalmente. Non sono dati, sono vibrazioni. Ogni emozione, pensiero, intenzione, è una frequenza che attraversa il campo.

Tanti grandi "geni" della storia, le filosofie, le religioni, i dogmi e ancor prima che tutto questo iniziasse ad esistere, convergono su una conclusione comune:
L'uomo non è un'isola. È un'onda.

Il cervello non produce coscienza, la intercetta. Il corpo non crea vita, la manifesta. La coscienza non è un contenitore, è un mare.

Arte, scienza, religione, tutte mappe dello stesso territorio. I profeti ricevono. Gli artisti traducono. Gli scienziati intercettano. I mistici ricordano.

E allora la nostra indagine per oggi si chiude qui. Finalmente abbiamo un colpevole: la separazione.

Il più grande inganno della storia? Il velo che ci fa credere di essere soli, isolati, limitati.
Alan Watts lo aveva sussurrato come un investigatore che conosce già la verità:
«L'individuo non è una scintilla isolata, ma un'onda nell'oceano della coscienza.»

Nulla di ciò che percepisco è immaginazione. Nulla di ciò che sogno è soltanto mio. L'anima viaggia. Viaggia sempre. Viaggia ovunque. E ciò che percepisce è più reale di tutto ciò che abbiamo mai chiamato "realtà".

E io sono qui per raccontartelo.
Perché se ci fermiamo ad ascoltarci veramente, scopriremo che la realtà percepita è più vera di quella che ci è stata raccontata.

Questa è The Alchemist Society.