L'ORIGINE DELLA VITA

I Grandi Visionari lo avevano compreso
L'Origine della Vita 1:6
C'è un momento, fragile e impercettibile, in cui la mente si spegne e qualcosa di più antico si accende. È quell'istante sospeso tra il sonno e la veglia, quando i pensieri si dissolvono e la luce comincia a filtrare da un luogo che non è né dentro né fuori. È lì che tutto inizia. È lì che percepisci la verità che non si vede, ma che da sempre respira sotto la pelle del mondo: una rete invisibile che unisce ogni cosa, una coscienza che pulsa come il battito dell'universo stesso.
Platone lo aveva intuito. Per lui, ciò che vediamo non è che il riflesso imperfetto di un mondo più alto, un'ombra proiettata sul muro della caverna. La vera realtà, quella delle Idee, esiste altrove. L'anima, diceva, non nasce né muore: si ricorda. È un viaggiatore della luce che torna, ogni volta, a bere alla fonte della Mente Universale. Eppure, come l'uomo che esce dalla caverna e resta accecato dal sole, anche noi fatichiamo a sostenere tanta verità. La nostra coscienza filtra la luce, la doma, la rende sopportabile. Gesù lo sapeva: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso." (Giovanni 16,12-13). La verità non si impone, si rivela solo quando siamo pronti a sostenerla.
Ermete Trismegisto lo aveva già scritto nei suoi insegnamenti segreti: "Tutto è mente, l'universo è mentale." È il cuore del Kybalion, la chiave che apre ogni porta. Tutto ciò che esiste, forma, pensiero, stella o atomo, vibra nello stesso oceano di coscienza. Non siamo creatori isolati, siamo sintonizzatori. Il cervello è la manopola della radio cosmica, che ruota, cerca, passa tra il fruscio delle possibilità finché non trova la frequenza giusta, quella che chiamiamo "realtà".
Forse fu questo che Nikola Tesla, secoli dopo, percepì quando disse: "Il cervello è un ricevitore e trasmettitore di onde. Quando saremo in grado di studiare i fenomeni non-fisici, faremo più progressi in dieci anni che in tutti i secoli precedenti." Tesla parlava come un moderno alchimista. Energia, frequenza, vibrazione, le sue tre parole magiche. L'uomo non inventa nulla, decodifica. Ogni intuizione è un messaggio captato da un campo più vasto, una memoria che ci attraversa e ci ricorda chi siamo.
Giordano Bruno lo aveva gridato secoli prima, e per questo lo bruciarono. Per lui, Dio non era un'entità lontana, ma l'anima stessa del mondo. "Non c'è nulla di morto nella natura: tutto è vivo." Aveva visto ciò che la fisica quantistica avrebbe solo intravisto secoli dopo: non esiste separazione, esiste solo vibrazione. Ogni cosa vive, perché tutto è coscienza che si manifesta.
Gli antichi egizi lo chiamavano Netjer. Un termine che designava il divino non come una figura, ma
come una rete vivente, una forza vitale diffusa, onnipresente.
Il simbolo del loro sapere era l'ankh, la chiave della vita, una croce ansata che rappresentava il
legame tra spirito e materia, tra cielo e terra.
Nella parola "Netjer" risuona un'eco moderna: "Net", rete.
E oggi, l'uomo ha ricreato, inconsapevolmente o forse ricordando, quella stessa idea, che oggi
casualmente chiamiamo Internet. In fondo, l'intuizione è la stessa, una rete che collega menti, dati,
pensieri.
Il cervello umano, come un computer quantico biologico, si connette a una "rete cosmica" che da
sempre esiste.
Meister Eckhart, il mistico che camminava tra i silenzi di Dio, lo scrisse con parole che ancora bruciano: "L'occhio con cui vedo Dio è lo stesso con cui Dio vede me." Non c'è distanza. Non c'è "fuori" né "dentro". Noi siamo la lente attraverso cui la coscienza guarda se stessa.
Se tutto vibra, allora il corpo è il diapason dell'universo. Il cervello, con i suoi neurotrasmettitori, è il traduttore di una sinfonia che non smette mai di suonare. Tra tutti, il GABA è il guardiano, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, la cui funzione è calmare l'attività neuronale e bilanciare l'eccitazione prodotta da altri neurotrasmettitori. Agisce legandosi ai recettori GABA-A e GABA-B sulla membrana dei neuroni, riducendo la trasmissione degli impulsi nervosi e prevenendo un'eccessiva stimolazione del cervello. Quando la luce diventa troppa, lui abbassa il volume dell'universo. Ci protegge dall'eccesso di infinito, come le palpebre davanti al sole. Ma a volte, nei sogni lucidi, nelle esperienze di pre-morte, nelle visioni, quel guardiano si distrae, e per un attimo la porta si apre. In quell'istante, la coscienza si espande e riconosce se stessa. Non è illusione, è memoria che riaffiora. È realtà non filtrata, senza inibizioni.
Leonardo da Vinci, osservando l'acqua che scorre o l'aria che danza, scriveva: "Ogni cosa è connessa a ogni altra." Lui lo sapeva, la vita è una trama continua. Le sue invenzioni non nascevano dal genio, ma dalla connessione. Era sintonizzato. Riceveva, come un'antenna, visioni da un piano più alto di realtà.
Goethe, guardando la natura, capì che essa era "il linguaggio visibile di Dio". E Van Gogh, che dipingeva stelle che sembravano respirare, confessò nelle sue lettere al fratello Theo: "Io sogno i miei dipinti e poi dipingo i miei sogni." La realtà, allora, nasce due volte: prima nella mente universale, poi nella materia. L'artista non crea, traduce.
Rudolf Steiner chiamò questa capacità "percezione immaginativa": la facoltà di vedere oltre la materia. Jung, esplorando sogni e simboli, arrivò a scoprire l'inconscio collettivo, quella memoria comune che lega ogni anima come nodi di una stessa rete. Ogni mente è un terminale della Mente unica.
Michael Talbot, con The Holographic Universe, lo tradusse nel linguaggio moderno: "L'universo è un ologramma, e ogni parte contiene l'informazione del tutto." Noi siamo quella parte. Ogni pensiero che nasce in noi è un'eco del cosmo che si riflette su se stesso.
E allora forse, quando l'anima sceglie di incarnarsi, dimentica. Lo fa perché sceglie di fare
esperienza. E l'anima fa esperienza nel ricordare.
Per riscoprire da dentro la verità che già conosce. Il corpo è il suo laboratorio, il cervello la sua
interfaccia.
La vita non è punizione, ma sintonizzazione, è imparare a vibrare sempre più in alto, fino a tornare
alla frequenza dell'origine.
Ricordare la luce, è lo scopo della vita.Diventare luce, è il destino dell'anima.
E questa è The Alchemist Society.
