OLTRE IL VELO

Le Prove del Viaggio dell'Anima dopo la Morte
Oltre il Velo 6/6
La morte non è una fine. È un ritorno.
Un ritorno alla vibrazione originaria da cui tutto proviene.
Il corpo si dissolve come neve al sole, ma la coscienza, quella luce che osserva, ama e ricorda, continua il suo cammino in altre dimensioni, in altri tempi, in altre forme.
E già qui, dietro questo semplice fatto, si cela il primo indizio di un mistero molto più grande di quanto le religioni abbiano mai osato confessare.
Questa verità è stata sussurrata nei secoli da mistici, filosofi, profeti.
Platone, nel Fedone, lo disse senza esitazione, definendo il corpo come una prigione temporanea. La vera patria dell'anima è altrove:
«Quando il corpo muore, l'anima ritorna al luogo dal quale venne, al mondo dell'invisibile, dell'immortale e del divino.»
Nelle Upanishad indiane leggiamo un'eco identica:
«L'anima non nasce, non muore. È eterna, antica, immutabile.»
È come se culture lontanissime avessero visto la stessa cosa, un campo infinito, un luogo senza tempo.
Tutte le grandi tradizioni, osservate senza i filtri del dogma, parlano dello stesso viaggio.
Cristianesimo, induismo, buddhismo, gnosticismo, filosofia ermetica, non divergono, descrivono, con linguaggi diversi, le fasi di un'unica evoluzione della coscienza.
Dante lo sapeva.
Inferno, Purgatorio, Paradiso non sono luoghi geografici.
Sono mappe interiori.
Stati di coscienza.
Nell'Inferno, le anime sono prigioniere dell'attaccamento.
Non è Dio a condannarle è la loro stessa vibrazione.
Chi in vita ardeva d'ira, brucia ancora.
Chi viveva nell'avidità resta incatenato all'illusione del possesso.
Il Kybalion ci ricorda il movente di tutto questo:
«Ogni causa ha il suo effetto, ogni effetto ha la sua causa.»
Non punizione, ma meccanica universale.
Il karma è la legge fisica della coscienza.
Nel Purgatorio, le anime hanno iniziato a ricordare.
Capiscono che la materia è solo teatro.
Come dice lo Zen: «Solo quando il bicchiere è vuoto può essere riempito.»
Nel Paradiso non si arriva.
Si ritorna.
È l'anima che ha dissolto ogni dualità.
In sanscrito è il samadhi: la fusione col Tutto.
Dante lo chiama:
«L'Amor che move il sole e l'altre stelle.»
Ma la coscienza non raggiunge questo stato in un solo viaggio.
Ogni incarnazione è un capitolo di un'indagine eterna, un tentativo di ricordare ciò che siamo sempre stati.
Quando la mente resta ancorata ai desideri, alla materia, al potere, la vibrazione si abbassa.
L'anima ritorna ad incarnarsi.
Non per punizione.
Per evoluzione.
Gli antichi lo chiamavano metempsicosi.
Oggi potremmo definirlo: il processo naturale di espansione energetica della coscienza.
Carlos Castaneda, nei suoi appunti con Don Juan, scrisse:
«Siamo viaggiatori di eternità. La morte non è distruzione. È trasformazione.»
Il vero scopo?
Accumulare energia per la libertà.
Ecco il cuore del mistero, ogni vita serve a liberare la coscienza dalla densità della materia.
Spinoza considerava Dio "la sostanza unica di cui tutto è manifestazione".
La salvezza consiste nel vedere la realtà sub specie aeternitatis, con gli occhi dell'eterno.
Quando accade, il ciclo della sofferenza si scioglie.
Il karma scompare.
Perché non c'è più nulla da possedere, tutto è già stato nostro.
Gesù lo spiegò in modo velato:
«Accumulate tesori in cielo.»
Non un cielo fisico.
Uno stato di coscienza.
Robert Monroe, nelle sue esplorazioni extracorporee, descrisse livelli vibratori dopo la morte, come zone dense, dove restano le coscienze ancora legate alle emozioni terrene; piani sottili, dove vibrano le anime risvegliate che hanno scelto la libertà dalla reincarnazione.
Le sue mappe coincidono con quelle degli Egizi, dei tibetani, degli orfici.
Non può essere un caso.
È una traccia.
Carl Gustav Jung, esplorando la psiche, trovò gli stessi territori:
«L'inconscio collettivo si apre verso un piano trascendente, l'anima del mondo.»
È la stessa Anima Mundi di Plotino: un campo vivo dove tutte le coscienze si intrecciano.
Quando una coscienza raggiunge la piena conoscenza di sé, si libera dal ciclo delle vite.
Diventa luce pura.
Consapevolezza che vibra con la Fonte.
Queste anime, per compassione, restano come Guide.
I "messaggeri di luce": angeli, bodhisattva, maestri ascesi.
Ogni anima attraversa diversi livelli di coscienza, e per farlo compie più viaggi terreni.
Gurdjieff, uno dei più grandi cartografi della coscienza, descrisse questi passaggi come livelli vibratori:
il sonno, la veglia ordinaria, la coscienza di sé, la visione oggettiva, l'unità col Tutto, la coscienza creatrice, e infine il ritorno alla Sorgente.
Non luoghi. Frequenze.
- Coscienza del sonno
L'anima è addormentata. Vive nell'illusione. - Veglia ordinaria
Un sogno lucido. L'ego domina. La personalità governa. - Coscienza di Sé
Il primo risveglio: l'individuo si osserva. - Coscienza oggettiva
L'io si dissolve. L'individuo percepisce l'unità. - Coscienza del Tutto
Fusione con la Mente Universale. - Coscienza creatrice
Il livello dei Maestri: partecipano al disegno cosmico. - Coscienza assoluta
Ritorno totale alla Sorgente.
Il Nirvana. Il Samadhi.
«L'Amor che move il sole e l'altre stelle.»
Ogni livello è un piano vibratorio, un mondo.
Inferno, Purgatorio, Paradiso: stati interiori.
Li attraversiamo già ora.
Li attraverseremo dopo.
Finché la nostra frequenza non sarà accordata alla Luce.
Il Buddha riassunse tutto con disarmante precisione:
«La felicità non è una destinazione. È il cammino.»
E quel cammino attraversa mondi, vite, incarnazioni.
Quando la coscienza attraversa il velo, non trova la fine. Trova il ricordo.
E in quel ricordo scopre che non è una scintilla perduta nell'universo, ma l'universo che si riconosce in una scintilla.
Oltre quel velo, non c'è un giudizio.
C'è un'unica presenza: la Coscienza che si guarda nello specchio della sua eternità.
«L'Amor che move il sole e l'altre stelle.»
Dante lo vide.
E per un istante, lo scrisse.
Questa è The Alchemist Society.
